Lavorare online è il futuro del lavoro. Comincia su GigItOn.

lavorare online

Lavorare online tramite Internet e’ consuetudine per sempre piu’ persone in tutto il mondo. Uno studio dell’ Università di Oxford ha calcolato che in America nei prossimi 20 anni il 47% dei lavori potrebbe essere rimpiazzato dai robot. I ricercatori di Bruegel, influente think-tank di Bruxelles, hanno previsto che la metà della forza lavoro in Europa nei prossimi decenni rischia di essere sostituita da robot gestiti attraverso sofisticati algoritmi. Il World Economic Forum, nel report “The Future of the Jobs” prevede che i fattori tecnologici nei prossimi anni cambieranno così il mondo dei lavoro: 2 milioni di nuovi posti, 7 milioni di posti persi. Il saldo è facilmente calcolabile.

L’Onu ha lanciato l’allarme soprattutto per quanto riguarda i Paesi emergenti: se fino a ieri avevano fatto leva su una manodopera a costi bassissimi, questa stessa manodopera domani potrebbe essere superata dalle macchine.

Il consiglio dell’Onu è di puntare sull’istruzione. Consiglio banale ma inascoltato, anche qui da noi. Ecco quella che chiamano Industria 4.0, ovvero la quarta rivoluzione produttiva, dopo il motore a vapore, l’elettricità e le prime forme di automazione utilizzate negli anni ’70.

Le conseguenze?

Entro il 2025 l’intelligenza artificiale sarà presente in molti aspetti della nostra vita, in particolare nei settori della salute, della logistica, dei trasporti, servizi ai consumatori e per la casa. Il settore dell’ informatica e delle discipline correlate alla creazione di contenuti (designer, creativi, artisti) avrà bisogno ancora di crescenti risorse in termini di produzione, quello invece della produzione e degli impiegati ed in generale di tutto ciò’ che può’ essere definito ripetitivo (e quindi sostituibile con una macchina o un software) invece, perderà posti lavoro.
Tutto sta, a questo punto, nell’ analisi del rapporto tra posti persi e guadagnati. Lavorare online sara’ probabilmente il tipo di lavoro piu’ diffuso.

Il rischio maggiore, almeno a medio-breve termine, è che la tecnologia riduca l’occupazione a una velocità superiore rispetto alla creazione di nuovo impiego. La verità è che questa rivoluzione tecnologica dovrebbe essere accolta come una manna dal cielo, proprio dai lavoratori: meno lavoro, più tempo libero. La ricchezza prodotta aumenta, e ciò che fa la differenza è la distribuzione di questa ricchezza. Stesso discorso vale per la riduzione del lavoro meccanico. Ma i lavoratori non sono così ottimisti, è comprensibile. Di buono c’è sicuramente l’effetto chiamato re-shoring, ovvero l’inversione della tendenza all’outsourcing verso mercati con costo del lavoro più basso: l’automazione basata su tecnologie avanzata, arrivata a prezzi ridotti, sostiene questo cambiamento consentendo a tutte le aziende di rimanere a casa loro.

Lavorare online, lavorare meno: rivalutare di lavoro.

futuro del lavoro
Cerchiamo di essere ottimisti allora: i cambiamenti dell’ Industria 4.0 diventeranno l’occasione per rivalutare il nostro concetto di lavoro. 

Sono in molti a sostenere che se ancora oggi occupiamo gran parte della nostra vita con il lavoro, c’è qualcosa nell’ evoluzione che è andato per il verso sbagliato o quantomeno che va rivisto profondamente. 

Se ci si soffermiamo un attimo a considerare tutti gli avanzamenti tecnologici dell’ultimo secolo: l’elettronica, la robotizzazione nella meccanica e nell’edilizia, le grandi macchine per agricoltura, l’introduzione di computer potentissimi, l’annullamento delle distanze tramite telecomunicazioni istantanee, l’eliminazione dei documenti cartacei; se consideriamo tutto questo, come si spiega il fatto che gli orari ed i ritmi di lavoro non siano andati scemando proporzionalmente?

O ancora: com’è possibile che a tutt’oggi, un lavoratore tipo, abitante in una città’ come Roma debba spendere in media un paio d’ore in automobile, bloccato nel traffico, solo per raggiungere fisicamente il posto di lavoro, tutti i giorni quando potrebbe lavorare online svolgendo le stesse mansioni inpiegando la meta’ del tempo?  

Una delle risposte più’ plausibili e’ che, paradossalmente, fino ad oggi, i grandi progressi del mondo produttivo non sono stati applicati al beneficio dei lavoratori stessi, quantomeno non direttamente. 

Il fatto e’ che Il lavoro in se stesso e’ ancora percepito come un bene assoluto e necessario in quanto apportatore di reddito e quindi garanzia di sopravvivenza, qualcosa senza il quale si viene inevitabilmente esclusi dalla società’. E’ per questo che l’idea di non lavorare, di essere disoccupati, non vengono associati ad un’idea di libertà’, ma al contrario risultano mediamente spaventose; eppure il fatto di liberarsi dal lavoro rappresenterà’ per l’umanità’ una delle più’ grandi conquiste di sempre

Interessante a tal proposito notare nel seguente video il contrasto tra i due differenti punti di vista nel dibattito tra l’intervistatore ed il filosofo Massimo Cacciari:

Questi assiomi su cui si e’ basata l’economia negli ultimi secoli sono destinati a cambiare, in particolare il concetto di lavoro come fonte di reddito economico, comincia a divenire obsoleto rispetto al mondo che si prospetta innanzi e questo fatto risulterà’ sempre più’ evidente, essendo stato tra l’altro abbondantemente previsto da molti osservatori, come ad esempio Jeremy Rifkin nel Suo saggio del secolo scorso intitolato, guarda caso, “La fine del lavoro“.

Nuovi medoti di redistribuzione della ricchezza

distribuzione della ricchezza
Gia’ oggi si sente parlare sempre più’ spesso di metodi di redistribuzione della ricchezza che prescindano dal lavoro e che prendano in considerazione altri parametri.  

Ovviamente tali cambiamenti trovano grande resistenza da parte dei grandi detentori di capitali nel mondo, che hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo, proponendo soluzioni spesso travestite da buone intenzioni andando contro l’evidenza che il punto nodale della questione e’ proprio il denaro, accumulato guarda caso da tali soggetti in quantità’ indifendibili:  la disugualglianza economica sta raggiungendo infatti livelli da far arrossire anche la più’ consumata faccia di bronzo: basti pensare che 8 singole persone nel mondo possiedono la ricchezza di 3,6 miliardi di persone tra cui centinaia di milioni che non hanno di cui sopravvivere (parliamo di mangiare e bere).

Leggi questo articolo su come cominciare a lavorare online con GigItOn e la Gig Ecomomy.

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